Savoia di Lucania

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Poche ed incerte sono le notizie sull’origine del nome e dell’abitato di Savoia di Lucania. Il suo primo toponimo fu Salvia derivante dal latino saulia che, simile a sauleia, significa “luogo impiantato a salici”; ma tale ipotesi non è giustificata dalla topografia montuosa della terra, perciò è da ritenersi più valida un’altra tesi: dall’abbondanza dell’erba salvia che nasce nel monte dov’è situata.

Per migliaia d’anni raccogliendo conchiglie marine o altri fossili tra i monti, gli antichi abitanti di Savoia devono essersi chiesti come potevano essere arrivati fin lì. Oggi sappiamo per certo che proprio in questa zona durante la grande epoca glaciale c’era il mare e allorquando questo si ritirò emersero quelle terre che oggi vediamo. La Lucania era già abitata all’epoca dai Mammut ed anch’essa ebbe le sue età preistoriche della pietra, del bronzo e del ferro le cui testimonianze sono conservate nel Museo Archeologico di Potenza. Anche nei territori limitrofi a Savoia sono stati ritrovati oggetti di pietra scheggiata che si fanno risalire al paleolitico e al neolitico; in particolare i rinvenimenti della località Vetraursa di S. Angelo e Serra alta di Piperno.

Altri reperti archeologici (frammenti di ceramica dipinta con vernice nera) testimoniano la presenza romana tra i monti dove oggi sorge Savoia.

Intorno alla fine del primo millennio, provenienti dal Merkourion, monaci di rito greco, i Basiliani, si fermarono in questi luoghi e costruirono una chiesa che dedicarono a Biagio, il Santo Vescovo di Sebaste, martire al tempo dell’imperatore Licinio. L’antico borgo medievale, sorto in posizione dell’attuale paese, a dominio di una profonda gola scavata dal corso del fiume Melandro, subì quindi la sorte comune a tutti i paesi lucani facenti parte del Giustizierato di Principato, passando di feudatario in feudatario, dai Sanseverino di Marsico a Giovanni De Hauches, ai Gesualdo cui fu ceduto dagli Aragonesi, fino ai Caracciolo e ai Laviano. Savoia di Lucania cominciò ad uscire dall’isolamento in cui era stata costretta, soprattutto per ragioni orografiche, nel primo ventennio del 1900 quando fu costruita la strada provinciale Vietrese. Tale via, infatti, ha favorito i contatti dei Salviani con le popolazioni vicine incrementando gli scambi commerciali e dando anche l’opportunità ai giovani di frequentare la scuola di Vietri di Potenza, di Salerno e di Napoli.

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