{"id":11128,"date":"2023-01-20T12:56:39","date_gmt":"2023-01-20T11:56:39","guid":{"rendered":"https:\/\/museodigitale.borghieccellentilucani.it\/it\/?post_type=borghi&#038;p=11128"},"modified":"2023-12-01T10:28:43","modified_gmt":"2023-12-01T09:28:43","slug":"pescopagano","status":"publish","type":"borghi","link":"https:\/\/museodigitale.borghieccellentilucani.it\/it\/borghi\/pescopagano\/","title":{"rendered":"Pescopagano"},"content":{"rendered":"\n<p>Pescopagano \u00e8 un comune italiano di 1 689 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata. Il 9 novembre 2005 gli \u00e8 stata conferita una medaglia d\u2019oro al merito civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per atti di abnegazione dopo il terremoto dell&#8217;Irpinia. Pescopagano si trova immerso nel verde, alto 954 m sul livello del mare, a picco su una rupe che domina tutta la valle dell&#8217;Ofanto; \u00e8 il paese della Basilicata situato pi\u00f9 a ovest, ed \u00e8 anche uno dei pochi centri in Basilicata che confina con due province (quelle di Avellino e Salerno, entrambe in Campania). Funge da vero e proprio passante tra l&#8217;Irpinia e la Basilicata: nonostante sia posto in Basilicata, tradizioni, origini storiche e forme dialettali soprattutto risentono della cultura irpina. Ha clima rigido d\u2019inverno, infatti non mancano mai le nevicate, ed estati fresche ma soleggiate.&nbsp;<br><br><strong>Origine del nome: <\/strong>Il paese si chiam\u00f2 Petra (macigno) Pagana, per la persistenza di un culto pagano documentato archeologicamente da idoli e iscrizioni dedicate al dio Silvano; in seguito, divenne Pescopagano.&nbsp;<br><br>Pescopagano si pensa che fosse costruito dai Goti, quando questi invasero l\u2019Italia Meridionale. Fu tormentata dalle guerre sannitiche, dalle spedizioni di Pirro e dalla guerra di Roma contro Annibale che aveva trovato a Conza un importante punto d&#8217;appoggio. Il territorio, nel 555 d.C., fu occupato dai Goti e poi dai Longobardi e tra il IX e X secolo fu pi\u00f9 volte attaccato dai Saraceni. A causa loro, gli abitanti di Conza e dei casali vicini si rifugiarono sulla rocca pi\u00f9 alta: Pescopagano.&nbsp;<br><br>Con la proclamazione della Repubblica Partenopea del 1799, Pescopagano divenne uno dei 14 cantoni del Dipartimento dell&#8217;Ofanto. Nel 1861 venne invasa da Briganti che circondarono tutto il Castello, la fortezza del paese. Al tempo vi era la sede degli Italici con la Regina Sancha D\u2019Aragona.; le sue truppe militari difesero egregiamente nonostante i numerosi saccheggi. Inoltre ci furono i Ministeri Governativi che resero Pescopagano la Caput Lucaniae. Nel 1944 Pescopagano fu attaccato dalle truppe naziste in ritirata e dagli stessi alleati che cercavano di ostacolarne il ritorno verso il nord Italia. I bombardamenti fecero molte vittime civili e anche la Badia di San Lorenzo in Tufara e la localit\u00e0 di Montecalvo, dove si erano rifugiati i pescopaganesi, subirono molti danni. Fu il primo paese tra quelli dell&#8217;immediato circondario ad avere l&#8217;illuminazione pubblica sin dai primi del &#8216;900, inoltre la centrale idroelettrica forniva energia ai comuni di Rapone, Ruvo del Monte, San Fele e altri paesi limitrofi; e l&#8217;ospedale, uno dei soli 4 centri di pronto soccorso presenti in Basilicata. Un aspetto che ha sempre condizionato fortemente la storia di Pescopagano \u00e8 la elevata sismicit\u00e0 dell&#8217;area in cui ricade il suo territorio. I terremoti storicamente pi\u00f9 rilevanti furono quello del 15 gennaio 1466, quello dell&#8217;8 settembre 1694 (che distrusse quasi interamente l&#8217;abitato e fece rimaner sepolte sotto le macerie pi\u00f9 di seicento persone) e quello del 23 novembre 1980, che in paese provoc\u00f2 una ventina di vittime; la torre dell\u2019orologio di Piazza Sibilla rimase solo la facciata frontalizia, ma l\u2019orologio si ferm\u00f2 alle 19:30, che fu l\u2019ora della tragedia. I danni furono ingenti tranne le pietre monumentali.<br><br><br><strong>ARCHITETTURE RELIGIOSE<\/strong>&nbsp;<br><br><strong>Chiesa di Montemauro<\/strong>&nbsp;<br>Il Santuario \u00e8 posto ad un&#8217;altitudine di pi\u00f9 di 1000 metri, sulla cima di un monte chiamato di Montemauro ambiente roccioso con vegetazione, alla distanza di circa 5 km dal centro abitato di Pescopagano. Ai piedi del monte scorre il torrente Ficocchia, affluente dell&#8217;Ofanto. La Vergine viene chiamata anche di Mauriello dal nome dell&#8217;omonimo casale scomparso all&#8217;interno del quale la chiesetta sarebbe sorta. Sino all&#8217;8 settembre 1976 Pescopagano ha fatto parte della Diocesi di Sant&#8217;Angelo dei Lombardi, dopodich\u00e9 \u00e8 passato alla Diocesi di Melfi, Rapolla e Venosa.&nbsp;<br>Maggio era nell&#8217;antichit\u00e0 il mese in cui feste e riti a carattere propiziatorio salutavano l&#8217;ingresso della primavera; cadevano, infatti, in questo periodo le feste consacrate alle dee della fertilit\u00e0 e della fecondit\u00e0. Per questo la chiesa si sforz\u00f2 di sostituire a questi culti quelli della Mater Magna cristiana. Il mese qui non sembra godere affatto del clima festivo che pervade altri paesi; \u00e8 contrassegnato, anzi, da frequenti pellegrinaggi penitenziali al santuario che sorge sul cocuzzolo di Montemauro. La chiesetta pi\u00f9 volte ristrutturata, risale probabilmente all&#8217;XI o XII secolo.&nbsp;<br><br><strong>Chiesa di San Giovanni Battista<\/strong>&nbsp;<br>Sul frontone si individuava una lunga iscrizione da cui \u00e8 possibile desumere che la chiesa sia stata edificata, per la prima volta, intorno all&#8217;anno 1970. Dopo circa settecento anni il tetto fu distrutto da una tremenda nevicata. Pare che, successivamente, i fedeli, l\u2019abbiano ricostruita verso la fine del Seicento. Tale ipotesi \u00e8 confermata dal fatto che nel suo campanile si ritrova scolpito il millesimo 1736 ed il lavabo annesso alla sacrestia riporta quello del 1746. II terremoto del 1980 ha provocato non solo gravi lesioni all&#8217;edificio ed al campanile, ma anche numerosi danni a tutte le strutture. Attualmente \u00e8 del tutto restaurata ed aperta al culto.&nbsp;<br><br><strong>Badia di San Lorenzo in Tufara&nbsp;<\/strong>&nbsp;<br>Questa abbazia \u00e8 situata poco fuori dal centro abitato in contrada Tufara. Fu fondata nell&#8217;XI secolo sotto i Normanni. Infatti, la sua costruzione sarebbe iniziata nel 1081 e fu portata a termine nel 1100, quando era ancor vivo l&#8217;Arcivescovo di Conza Leone X. Dell&#8217;abbazia vera e propria non rimangono oggi che alcune rovine suggestive, accessibili a destra della chiesa proseguendo oltre un grande tiglio plurisecolare. Dopo il terremoto dell&#8217;80 il complesso, specialmente la chiesa, sono state oggetto di un esteso intervento di restauro. Dopo tale risistemazione l&#8217;area antistante \u00e8 spesso utilizzata negli ultimi anni per sagre e feste paesane, in particolare, in occasione della notte di S. Lorenzo.&nbsp;<br><br><strong>Chiesa del Monastero di Santa Maria delle Grazie<\/strong>&nbsp;<br>Il padre ministro Giovanni da Napoli accett\u00f2 il suolo e la cappella donati dal Comune di Pescopagano al padre Girolamo Romula allo scopo di erigervi un convento di frati minori Conventuali. Era l&#8217;anno 1576. La cappella preesistente era dedicata ai Santi Magi. Scarse sono le informazioni circa l&#8217;aspetto originario sia della chiesa che del convento a causa dei due devastanti terremoti che, nel 1694 e nel 1910, hanno letteralmente sconvolto la zona distruggendo l&#8217;insieme. Fonti d&#8217;archivio, informano che un membro della famiglia P. Cesare Araneo prima ed in seguito il figlio Giovanni Battista Maria, edificarono &#8220;ex fundamentis&#8221; una chiesa dedicata a S. Maria delle Grazie e a S. Francesco d&#8217;Assisi sulla medesima area, in sostituzione della cappella privata di Cesare Araneo. La chiesa \u00e8 stata nuovamente distrutta dal terremoto dei 1980. Di essa rimane, ed \u00e8 ancora visibile, solo una facciata, un portale barocco, pericolante.&nbsp;<br><br><strong>Chiesa dell&#8217;Incoronata<\/strong>&nbsp;<br>Tale chiesa, che si incontra all&#8217;imbocco della strada che porta a S. Lorenzo, fu edificata sui ruderi di un antichissimo convento di frati Agostiniani. Sebbene dedicata ai Santi Cosma e Damiano, pi\u00f9 spesso viene chiamata dell&#8217;Incoronata, perch\u00e9, in una nicchia protetta da cristallo, \u00e8 collocata e venerata la statua della Madonna dell&#8217;Incoronata di Puglia, Vergine miracolosa, il cui Santuario si trova nelle vicinanze di Foggia. Il tempio si presenta con un portale in pietra dei 1837 e le sue lesene poste, agli angoli della facciata dominante, evidenziano lo stile neoclassico dell&#8217;architettura. All&#8217;interno era visibile un coro ligneo finemente intagliato ora distrutto unitamente alle mura laterali dal sisma dei 1980.&nbsp;<br><br><strong>Chiesa della Santissima Annunziata<\/strong>&nbsp;<br>Adibita e riservata all&#8217;uso del castellano del tempo che vi si recava, entrando dall&#8217;ingresso secondario posto sulla sinistra dell&#8217;altare, dopo aver percorso un sentiero di cui ancora persistono le tracce. Nei pressi del palazzo di Don Michele Pinto, nel vicolo adiacente alla chiesa, \u00e8 ancora visibile un cancello con pilastri in pietra su cui sono stati scolpiti, in bassorilievo due cappelli vescovili. Segno questo, che in una certa epoca, compresa tra 912 ed il 973, il Feudo di Pescopagano \u00e8 appartenuto al l&#8217;Arcivescovo di Conza.&nbsp;<br><br><strong>Chiesa madre di Santa Maria Assunta<\/strong>&nbsp;<br>Tale chiesa, sebbene di data incerta, \u00e8 di costruzione molto antica. Non pi\u00f9 di un secolo fa \u00e8 stata ampliata e rimodernata dall&#8217;arciprete Baldassarre Lobai, uomo di rara cultura e religioso convinto. La chiesa, prima dei sismi del 1980, era ben conservata e si sviluppava in pi\u00f9 arcate con in fondo l&#8217;altare maggiore e due cappelle laterali per il culto, rispettivamente, del Santissimo Sacramento e di S. Francesco da Paola Patrono del paese. In questa chiesa venivano inumati i parrocchiani. Vi si possono scorgere importanti iscrizioni tra cui quella che ricorda una cerimonia di consacrazione risalente al 1727. Il coro, vera opera d&#8217;arte, eseguito dall&#8217;artista Francesco Errico fu Giuseppe e terminato nel 1877, \u00e8 scomparso dopo il terremoto dell&#8217;80.&nbsp;<br><br><strong>Chiesa di San Leonardo<\/strong>&nbsp;<br>Tra le pi\u00f9 antiche chiese di Pescopagano, la si ritrova nel Rione di &#8220;Basso la Terra&#8221;. Recentemente una pergamena, trovata nel monastero di Monte Vergine attesta che gi\u00e0 nel 1295 la chiesa era centro di culto e che sotto il pavimento avevano sepoltura gli abitanti del borgo. Questa chiesa, apre le sue porte poche volte all&#8217;anno e precisamente per la &#8220;Novena&#8221; e la festivit\u00e0 dell&#8217;Immacolata Concezione. Gli ultimi lavori di riparazione e restauro sono stati eseguiti nel 1914; da allora \u00e8 stato ripristinato solo qualche embrice. Sull&#8217;altare maggiore era conservata una tavola dell&#8217;Immacolata, una Trinit\u00e0 di autore ignoto del &#8216;500 e una tela del &#8220;Martirio dei Santi Cosma e Damiano&#8221;.&nbsp;<br><br><strong>Chiesa della Madonna della Pastorella<\/strong>&nbsp;<br>La Chiesa \u00e8 situata in Contrada Sterpara, a 10 minuti dal paese di Pescopagano. La Madonna della Pastorella \u00e8 protettrice degli emigrati ed \u00e8 di rito che chiunque ritornava al paese d\u2019origine, appunto Pescopagano, si fermava per dedicarle una piccola preghiera.&nbsp;<br><br><br><strong>ARCHITETTURE CIVILI<\/strong>&nbsp;<br><br><strong>Palazzi<\/strong><br>Nel centro storico si notano numerosi edifici gentilizi (Buldo, Marchesale, Santoro, Tullio, Pascale, Scioscia, Laviano, Quaglietta, Orlando, ecc.) costruiti nel Sette-Ottocento di stile neoclassico, con portali in pietra lavorata e raffinatamente decorata. Molti di questi edifici furono eretti dopo il terremoto del 1694, in cui la distruzione dell&#8217;abitato fu tale da dover ricostruire gran parte delle abitazioni. Il Palazzo Pascale fu costruito sopra un complesso medioevale preesistente e, nella parte orientale \u00e8 ancora visibile uno dei torrioni delle antiche mura. Architettonicamente caratteristico \u00e8 in Via Nazionale, il complesso dei due palazzi Laviano, uno dei quali disegnato, insieme all&#8217;annesso parco (interamente edificato negli anni 70), dal Piacentini. Da menzionare il palazzo Scioscia: di severa architettura neoclassica, con una disposizione planimetrica rettangolare, segue la pendenza di via Plebiscito e si impone, grazie alla sua posizione, come indiscusso elemento sul proscenio di Piazza Sibilla. Il Palazzo del Municipio, \u00e8 un edificio moderno costruito nel 1920. La facciata \u00e8 stata in parte modificata dopo il restauro in seguito al terremoto del 1980. Nel vasto piazzale antistante ci sono, sopra una colonnina in pietra locale, la scultura in marmo di Carrara della Madonna, il Monumento ai caduti, una fontana (ultimi anni dell&#8217;Ottocento) e un Monumento dedicato a coloro che perirono durante il terremoto del 1980.&nbsp;<br><br><strong>ARCHITETTURE MILITARI<\/strong>&nbsp;<br><br><strong>Castello di Pescopagano<\/strong>&nbsp;<br>Un sistema di fortezze e centri fortificati doveva esistere qui in et\u00e0 molto antiche, tenuto conto che a Pescopagano, Montecalvo e Cairano (localit\u00e0 situate nel circuito di Conza) trovarono rifugio, dopo la battaglia del Volturno, i settemila Goti che si arresero poi a Narsete. Le notizie sicure sui primi feudatari abitanti del castello risalgono al 1164: al conte Gionata di Balvano. Pi\u00f9 che di un vero e proprio castello si tratta di una roccaforte di cui \u00e8 appena riconoscibile una struttura a torre in rovina. Oggi il castello, infatti, \u00e8 poco pi\u00f9 di un mucchio di macigni, coperti di edere e di rovi, accessibile tramite un percorso risistemato solo di recente, da cui \u00e8 possibile godere di un&#8217;ampia vista panoramica.&nbsp;<br><br><br><strong>MONUMENTI E MUSEI<\/strong>&nbsp;<br><br><strong>Torre dell\u2019Orologio<\/strong>&nbsp;<br>La Torre dell\u2019Orologio \u00e8 l\u2019antica torre del paese costruita sulla Porta Sibilla nel XVI secolo. Le pietre che la ricoprono, segnano e raccontano la storia del paese. L\u2019orologio incastonato segna lo scorrere del tempo a Pescopagano: ogni ora e ogni quindici minuti le campane ricordano il tempo trascorso durante la giornata. La Torre \u00e8 divenuta anche uno dei simboli del tragico evento che colp\u00ec il nostro paese, il terremoto del 23 Novembre del 1980, quando le lancette si fermarono alle 19.35. Emozionante ci appare oggi il simbolo di Giano Bifronte, antica divinit\u00e0 mitologica, incastonato nell\u2019arco che sorregge la torre e di particolare valenza storica l\u2019epigrafe latina che ci racconta della stirpe guidata dalla Dea Sibilla, salvata dalla barbarie romana e stanziatasi su questa piccola roccia Lucana.&nbsp;<br><br><strong>Monumento ai caduti in Guerra<\/strong>&nbsp;<br>L\u2019opera si erge su un basamento in marmo, al di sopra del quale vi \u00e8 un cippo di monumentali dimensioni che, su ognuna delle quattro facciate, ospita, nella parte centrale, una lastra marmorea terminante superiormente alla maniera di pergamena arrotolata e contenente l\u2019elenco dei caduti della citt\u00e0 nel corso della Prima guerra mondiale. A met\u00e0 altezza ogni faccia del monumento \u00e8 ornato da bassorilievi con volute e festoni recanti motivi vegetali. Sulla facciata principale dell\u2019opera \u00e8 una corona di alloro in bronzo chiusa da un nastro al di sopra della quale vi \u00e8 l\u2019iscrizione dedicatoria. Dal cippo si innalza un gruppo bronzeo costituito da due figure rappresentanti due uomini ignudi dalla corporatura muscolosa, il primo dei quali, con la mano destra, regge una fiaccola e con il resto del corpo sorregge, l\u2019altro, colpito a morte che si adagia su un mantello.&nbsp;&nbsp;<br><br><strong>Monumento ai caduti del Terremoto<\/strong>&nbsp;<br>Dedicato ai terremotati di Pescopagano. Quella sera alle ore 19.35 di domenica 23 novembre 1980 un terremoto di magnitudo 6.8 della scala Richter, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, colpisce il territorio della Campania centrale e della Basilicata centro-settentrionale provocando, 2914 vittime, 8848 vittime e circa 280mila sfollati. Gli interventi di soccorso si protraggono per 48 giorni, fino al 5 gennaio 1981.&nbsp;&nbsp;<br><br><strong>Museo di Arte Sacra Parrocchiale<\/strong>&nbsp;<br>Da visitare il Museo d\u2019Arte Sacra parrocchiale che custodisce sculture di legno e di marmo, dipinti, paramenti sacri e un settore miscellaneo che raccoglie la memoria della comunit\u00e0 cristiana. Il ricco patrimonio storico-artistico proviene dalle varie chiese pescopaganesi distrutte o gravemente danneggiate dal sisma del 1980 e comprende opere (recuperate e in parte restaurate) databili dal Cinquecento ai primi anni del Novecento.&nbsp;<br><br><br><strong>PARCHI E VILLETTE COMUNALI<\/strong>&nbsp;<br><br><strong>Parco della Rimembranza&nbsp;<\/strong>&nbsp;<br>Il Parco, realizzato in localit\u00e0 San Pietro, fu caratterizzato fin da subito dalla presenza di 64 pini, tanti quanti furono i caduti della Grande Guerra. Secondo le notizie storiche relative alla realizzazione del Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, un altarino in pietra con basamento rettangolare e colonna votiva sistemato nel Parco tra il 1925 e il 1926, il parco fu completato e inaugurato poco prima del 1925. Esso, posto ai margini occidentali della citt\u00e0, \u00e8 recintato lungo tutto il suo perimetro da muri in pietra e da alte siepi, e il suo ingresso \u00e8 sancito da un grande cancello in ferro battuto. Attualmente il parco si presenta quasi come una semplice area boschiva, caratterizzata da una fitta vegetazione di alberi a chioma larga posti ai lati degli originari pini disposti lungo l&#8217;unico viale presente nel parco.&nbsp;<br><br><strong>Villetta Giovanni Pinto<\/strong>&nbsp;<br>\u00c8 una villa in memoria di Don Giovanni Pinto, situata in Corso Umberto I. negli anni \u00e8 stata abbellita con panchine di vari dipinti che rappresentano vari temi quali: la violenza sulle donne, San Francesco Da Paola (Patrono di Pescopagano), una coppia che rappresenta l\u2019amore ecc..&nbsp;&nbsp;<br><br><br><strong>BIBLIOTECA<\/strong>&nbsp;<br>La biblioteca comunale \u00e8 intitolata a &#8220;Giovanni Pinto&#8221;. Fin dal 1888 nel comune \u00e8 stata operante una biblioteca aperta al pubblico, grazie all&#8217;opera benefattrice del giureconsulto Giovanni Pinto, il quale in sua morte, effettu\u00f2 un lascito testamentario oltremodo cospicuo, disponendo la creazione di un&#8217;Opera Pia sotto il titolo di &#8216;Pio Monte S. Giuseppe&#8221;. Al completamento del ciclo di istruzione elementare con la istituzione della 4\u00aa e 5\u00aa classe, oltre che di una scuola di istruzione professionale per giovanette; tra le opere realizzate con il lascito del fondatore dell&#8217;Opera Pia, venne istituita ed aperto al pubblico una Biblioteca la cui dotazione libraria era costituita in origine dai numerosissimi volumi lasciati dallo stesso benefattore ed arricchita nel corso del tempo, da altri lasciti e donazioni, fino a raggiungere le dimensioni di oltre 2000 volumi; detta biblioteca \u00e8 stata opportunamente frequentata da numerose generazioni, divenendo luogo di ritrovo e di elevazione e promozione culturale per un numero elevatissimo di giovani e di studenti. Fino a tutti gli anni &#8217;50 del 1900, quando smise di funzionare per il venir meno di fondi dell&#8217;Opera Pia, per mancanza di personale e per la inattivit\u00e0 del consiglio di amministrazione dell&#8217;Ente Morale; successivamente, nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;70, l&#8217;amministrazione comunale provvide ad effettuare la catalogazione del patrimonio librario e ad ampliare sensibilmente il numero di volumi esistenti, ammodernandone la dotazione con numerosi testi di attualit\u00e0, fino a pervenire alla sua nuova apertura negli storici locali della biblioteca del Pio Monte in Via dottor Luca Araneo, 13, nell&#8217;anno 1979. A seguito dei tragici eventi sismici del 23 novembre 1980, la biblioteca venne momentaneamente chiusa per i danni subiti dallo storico immobile e dallo stesso patrimonio librario; in applicazione della legge regionale n. 18\/&#8217;85, l&#8217;Ente Morale venne sciolto ed il suo patrimonio pass\u00f2 nella titolarit\u00e0 del comune, ivi compreso l&#8217;intera dotazione libraria ed i beni immobili; nel 1994 la allora amministrazione comunale, dopo aver proceduto al restauro dei volumi superstiti ed a completare la ricostruzione dell&#8217;originario immobile sede della biblioteca, dispose il trasferimento della intera dotazione libraria, degli arredi e delle suppellettili all&#8217;interno della sede storica. Dopo anni di oblio, silenzio e disinteresse, l&#8217;amministrazione ha disposto che venisse completata la catalogazione dei libri esistenti in dotazione e si \u00e8 determinata a provvedere alla riapertura definitiva al pubblico della biblioteca comunale in data 12 novembre 2002, dotandola di moderni servizi informatici e telematici, nonch\u00e9 del personale necessario alla tenuta ed alla distribuzione dei libri.&nbsp;<br><br><br><strong>BANCHE<\/strong><br><br><strong>Banca Popolare Cooperativa di Pescopagano<\/strong><br>La Banca Popolare Cooperativa di Pescopagano, il cui atto costitutivo viene stipulato il 2 settembre 1883.&nbsp;<br>Nel 1891 i depositi, provenienti soprattutto dagli emigranti d&#8217;America, e il patrimonio sociale crescono in maniera rilevante. Limitati sono, invece, gli investimenti per la scarsit\u00e0 di richieste. L&#8217;azione positiva svolta dalla Banca Popolare Cooperativa di Pescopagano viene riconosciuta con l&#8217;assegnazione di una Medaglia d&#8217;oro all&#8217;Esposizione Internazionale di Milano (1906) e inoltre port\u00f2 il nome di questo piccolo centro nel palcoscenico della Serie A di Calcio, dove la Banca sponsorizzava le divise del US Foggia, cosa impensabile per un paese di duemila anime. In seguito, il palazzo nobiliare della famiglia Rubini venne acquistato dalla banca che lo adib\u00ec a sede sociale fino al 1992, dopodich\u00e9 subentr\u00f2 la Banca Mediterranea e dopo tortuosi giri le quote azionarie sono andate alla Banca Popolare di Bari che ha dato vita alla Nuova Banca Mediterranea e attualmente rinominata Banca Popolare di Bari. La sede attuale della Banca \u00e8 in un locale in affitto situato dopo l&#8217;arco della Banca Operaia Cooperativa di Pescopagano sulla sinistra.&nbsp;<br><br><strong>Banca Operaia Cooperativa di Pescopagano<\/strong>&nbsp;<br>L&#8217;atto costitutivo della Banca Operaia Cooperativa di Pescopagano porta la data dell&#8217;11 agosto 1883; La societ\u00e0, costituita per \u00abl&#8217;incoraggiamento alle arti, all&#8217;industria e al commercio\u00bb, ebbe tra i soci fondatori ben sei esponenti della famiglia Laviano, l&#8217;altro gruppo di questa ricca famiglia di Pescopagano, intorno a cui si aggiunsero le famiglie Miele, Bavosa, Rubini, Rubinetti, Scioscia, con il progetto iniziale di tener ristretto a gruppi locali il patrimonio della cooperativa, a differenza del programma di Fabrizio Laviano, che aveva, sin dall&#8217;inizio, favorito l&#8217;allargamento della Popolare agli altri paesi della valle dell&#8217;Ofanto. Il capitale sociale della Banca al momento della sottoscrizione ammontava a lire 7.870, formato dal valore nominale delle azioni sottoscritte (7.700 lire) e dalla tassa di ammissione alla societ\u00e0 pari a 170 lire. Primo direttore della Banca Operaia Cooperativa di Pescopagano venne nominato l&#8217;avvocato Pasquale Laviano. La sede attuale della Banca Operaia Cooperativa di Pescopagano \u00e8 ancora la stessa dell&#8217;epoca, che adesso porta il nome di Banca Mediterranea.&nbsp; <br><br><br><strong>OSPEDALE<\/strong><br><br><strong>Ospedale &#8220;San Francesco di Paola&#8221;<\/strong>&nbsp;<br>Pescopagano \u00e8 sede di un ospedale ortopedico specializzato, ma ha anche un padiglione riservato alla pneumologia; sede staccata dell&#8217;azienda ospedaliera San Carlo di Potenza.&nbsp;<br><br><br><strong>PERSONAGGIO STORICO DI RILIEVO<\/strong>&nbsp;<br><br><strong>Don Giovanni Pinto<\/strong>&nbsp;<br>Nacque a Pescopagano il 15 gennaio 1802 da Giovanni e Teresa Masini, da famiglia poverissima. Accolto dalla Chiesa e guidato dal Clero Giovanni ricevette la benedizione di Dio e da umile bambino divenne Giudice della Corte Suprema di Roma, conseguendo una vasta cultura in campo giuridico- amministrativo e a realizzare un cospicuo patrimonio. Spos\u00f2 Anna Maria Rossi ma non ebbe prole; visse buona parte della sua vita a Cerignola in provincia di Foggia, forse per ragioni di lavoro, e qualche anno prima di morire volle che il &#8220;frutto delle sue fatiche e dei suoi risparmi venissero usati a bene dei superstiti e dei poveri.&#8221; Infatti all&#8217;et\u00e0 di 85 anni decise, con testamento olografo del 29.12. 1887, di destinare la sua eredit\u00e0, che allora ascendeva a lire seicentomila, ad un&#8217;opera di carit\u00e0 che doveva essere fondata ed assumere la denominazione di \u201cPioMonte S. Giuseppe\u201d, la quale avesse non solo scopo di beneficenza, ma anche di istruzione e di educazione ai giovani bisognosi. A lui si deve la presenza delle Suore della Carit\u00e0 e la istituzione della scuola di 4^ e 5^ elementare a Pescopagano; infatti egli fu cresciuto dall\u2019Arciprete Lobai. Era altres\u00ec prevista dal benefattore la fondazione di un Ospizio per gli anziani, nonch\u00e9 la istituzione di una biblioteca pubblica. Con queste finalit\u00e0, espressamente volute dal testatore, in data 26.04.1891 il &#8220;Pio Monte S.Giuseppe&#8221; venne costituito in Ente Morale e approvato lo Statuto organico ( 10.09.1891) nonch\u00e9 il regolamento interno (16.10.1892). Da quella data e fino al novembre 1980, nonostante il depauperamento del valore dell&#8217;eredit\u00e0 di Giovanni Pinto, l&#8217;Opera Pia, pur in difficolt\u00e0 di ordine economico, ha sempre svolto il suo compito il pi\u00f9 possibile in aderenza al principi istituzionali, anche se l&#8217;ospizio per mancanza di fondi venne soppresso nel 1912. Nel 1986 considerato lo stato patrimoniale dell&#8217;Ente, il Pio Monte S. Giuseppe venne sciolto e i beni residui trasferiti al Comune cos\u00ec come previsti dalle leggi vigenti . Giovanni Pinto fu anche uno dei fondatori della Banca Popolare Cooperativa di Pescopagano. Mor\u00ec a Cerignola il 13 luglio 1888, all&#8217;et\u00e0 di 86 anni, e per sua espressa volont\u00e0 fu seppellito a Pescopagano ed eretto in suo onore un monumento. Un altro monumento venne collocato nel centro del paese. In segno di riconoscenza e per conservarne la memoria l\u2019Amministrazione Comunale ha intitolata la Biblioteca civica alla Sua persona.&nbsp;<br><br><br><strong>AREE NATURALI&nbsp;<\/strong>&nbsp;<br><br><strong>Montecalvo<\/strong>&nbsp;<br>Il Montecalvo, oltre a essere il simbolo istituzionale del Comune di Pescopagano, \u00e8 anche il simbolo storico-territoriale del paese. Il gruppo \u00e8 composto da tre vette, la pi\u00f9 alta delle quali sfiora i 1.000 metri di altezza. Fu rinominato Montecalvo per via delle sue vette spoglie da vegetazione. Dalla sua sommit\u00e0 \u00e8 possibile ammirare un meraviglioso panorama a 360\u00b0 su tutta la valle del Fiume Ofanto, uno straordinario belvedere, con una vista che spazia per oltre 25 km nella valle sottostante. In particolar modo \u00e8 visibile il Parco Archeologico dell\u2019antica Compsa di cui le vette di Montecalvo rappresentavano uno dei Castelli antemurali. Si pu\u00f2 visitare anche la cavit\u00e0 carsica presente sul versante sud-est della vetta centrale, ancora oggetto di scavo.&nbsp;<br><br><strong>Ficocchia<\/strong>&nbsp;<br>Il torrente Ficocchia \u00e8 un affluente di destra del fiume Ofanto. Lungo 11 km, nasce a Pescopagano e confluisce nell&#8217;Ofanto nel territorio di Calitri. Nelle sue acque \u00e8 presente la trota fario.&nbsp;<br>Il torrente \u00e8 caratterizzato da un percorso debolmente incassato con simpatiche cascatelle, tante graziose vasche naturali e da una interessante particolarit\u00e0 geologica che ammireremo durante la progressione. Giunti in prossimit\u00e0 dell\u2019ultima calata, un\u2019alta parete di roccia sbarra la strada al torrente, e questo inaspettatamente riesce a superarla attraverso un vero e proprio portale creatosi nel punto in cui due diverse formazioni di roccia entrano a contatto. Il colore delle sue acque assume un aspetto cromatico unico, poich\u00e8, la parte a monte del greto \u00e8 dal punto di vista litologico di tipo calcareo, mentre degradando verso valle la roccia diventa metamorfica a grana medio-grossa caratterizzata da una tessitura scistosa marcata, dando vita a giochi di colore che dal bianco passano al verde, al blu e al vinaccia, creando in questo modo, grazie ai riflessi del sole che penetrano tra la lussureggiante vegetazione, uno spettacolo cromatico unico ed irripetibile. Ideale per ragazzi o per chi vuole un piccolo assaggio di canyoning. Si entra in maniera graduale in un canyon profondo e selvaggio.&nbsp;<br><br><strong>Lago Saetta&nbsp;<\/strong>&nbsp;<br>L\u2019Oasi di protezione Lago Saetta si estende ha per 1079.91 nel territorio comunale di Pescopagano, a sud-est del centro abitato, sino al confine con il comune di Castelgrande. L\u2019istituto si sviluppa in un\u2019area montana con un\u2019altitudine massima di 1117 metri s.l.m. sul confine con Castelgrande, nei pressi della strada Statale n.7 a sud-ovest dell\u2019Oasi, con un\u2019altitudine minima di circa 800 metri lungo il Vallone Ficocchia nella parte settentrionale del territorio. L\u2019area ha una giacitura poco acclive nell\u2019area sud sull\u2019altopiano e da poco a moderatamente acclive nella parte nord dove l\u2019esposizione prevalente \u00e8 settentrionale. L\u2019Oasi \u00e8 caratterizzata dalla presenza di un invaso artificiale (Lago di Saetta) che intercetta le acque del torrente Ficocchia (ricadente nel bacino idrografico dell\u2019Ofanto). Lo sbarramento sul torrente \u00e8 stato creato nel 1985 con finalit\u00e0 irrigue e potabili. L\u2019area \u00e8 molto estesa ed \u00e8 ricca di acqua. Oltre al lago descritto in precedenza, infatti, sono presenti numerosi valloni a carattere stagionale nonch\u00e8 tre torrenti e due sorgenti.&nbsp;<br><br><br><strong>ENOGASTRONOMIA E FESTE\/SAGRE DI PESCOPAGANO<\/strong>&nbsp;<br><br>Tra i prodotti tipici troviamo:&nbsp;&nbsp;<br>Il <strong>Caciocavallo Podolico<\/strong>: particolare variet\u00e0 di caciocavallo prodotta esclusivamente con il latte delle vacche Podoliche, alla maniera tradizionale e solo in certi periodi dell\u2019anno. Questa razza bovina di origine ucraina, introdotta durante le invasioni barbariche, viene allevata allo stato brado in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia. Il Caciocavallo Podolico \u00e8 un formaggio nobile, stagionato, a pasta filata, tipico dell&#8217;Italia meridionale prodotto con latte particolarmente grasso di vacche podoliche, con l\u2019aggiunta di solo caglio, fermenti lattici e sale.&nbsp;<br>I <strong>Peperoni Crusch<\/strong>i: In estate vengono raccolti, infilati con ago e filo, realizzando cos\u00ec una sorta di collana, e poi esposti al sole per far essiccare i peperoni. Una volta secchi, i peperoni possono essere fritti in padella con olio extravergine d&#8217;oliva, facendo attenzione a non bruciarli, finch\u00e9 non diventeranno croccanti e dorati. Il piatto tipico \u00e8 baccala alla lucana accompagnato dai cruschi.&nbsp;<br>La <strong>Migliazza con le frittole<\/strong>: consiste in una pizza da forno a base di farina di granoturco, insaporita con formaggio pecorino e&#8221;frittole&#8221; cio\u00e8 pezzetti di grasso che si ottengono dalla lavorazione della sugna. Con ogni probabilit\u00e0 originariamente la migliazza veniva preparata con la farina di miglio, da cui deriva il suo nome e che oggi, in questa come in molte altre ricette, \u00e8 stata sostituita da quella di granoturco. La migliazza \u00e8 un piatto decisamente invernale, sia per gli ingredienti usati, residui della lavorazione del maiale, sia per il suo elevato apporto calorico; tradizionalmente veniva preparata in abbinamento con la minestra maritata. In realt\u00e0 la sua preparazione \u00e8 molto semplice, poich\u00e9 basta far bollire le frittole in acqua, sale e peperoncino e aggiungere, a bollitura avvenuta, la farina di mais e il pecorino grattugiato. L&#8217;impasto, una volta cotto e amalgamato, viene fatto asciugare e cotto al forno in una teglia ben unta di sugna o, in alternativa sulla brace dove per\u00f2 deve essere chiuso da un coperchio su cui si poggiano dei pezzi di brace.&nbsp;<br>I<strong> Cicirotti<\/strong>: dolce tipico della tradizione lucana legata alle festivit\u00e0 natalizia realizzato dalla purea di ceci, precedentemente messi in ammollo (12 ore)\u202fe cotti, si impastano tutti gli ingredienti per la preparazione della sfoglia fino ad avere un impasto omogeneo e liscio, aggiungendo se serve farina o vino. Si lascia riposare l\u2019impasto per un\u2019ora. Si scioglie il cioccolato a bagnomaria e aggiungendolo alla crema di ceci e gli altri ingredienti. Si amalgama bene il tutto e poi si stende la pasta non troppo sottile. Si ritagliano dei dischi con l\u2019aiuto di uno stampo\u202fe su ciascuno un cucchiaio di ripieno, ripiegando a mezzaluna e chiudendo bene i bordi con una forchetta. Vengono fritti in olio ben caldo. Spolverare poi con miele o zucchero a velo.&nbsp;<br><br>A luglio vi \u00e8 proprio la <strong>Sagra della Podolica di Pescopagano<\/strong>. Si tratta della festa pi\u00f9 attesa dell\u2019anno organizzata\u202f\u202fdall\u2019associazione \u201cPratica\u2026mente\u201d, che grazie a circa 180 volontari\u202f\u202fgarantir\u00e0 il pieno svolgimento dell\u2019iniziativa che celebra uno dei prodotti simbolo di questo centro della Lucania nord occidentale, appunto il gustosissimo caciocavallo Podolico. Il rinomato formaggio, da anni \u00e8 il protagonista di un percorso enogastronomico che per due giorni riempie\u202fdi migliaia di visitatori\u202f\u202fil piccolo centro lucano . Accanto al percorso gastronomico molto apprezzato anche per l\u2019ottima realizzazione di un men\u00f9 impostato sul caciocavallo,\u202foltre alla tradizionale\u202f\u202fmostra mercato dei produttori di questo formaggio. Tanti i piatti che si possono gustare nel corso dei due giorni, a cominciare dalla mozzarella fresca al cacio impiccato, per continuare poi con i cavatelli con cruschi e mollica all\u2019 \u201cArepas\u201d preparate dalle donne\u202fche hanno vissuto in Venezuela, la mega griglia alla pizza fritta, le bombe di toro al carpaccio e il \u2018mec podolico\u2019. Novit\u00e0 \u201cli gravaiuol\u201d, ossia ravioli tradizionali con ricotta, cacio e menta saltati con burro di Podolica.\u202f\u202fIl tutto accompagnato da vini\u202fdi etichette sannite, irpine e lucane.\u202f\u202fQuella di Pescopagano \u00e8 poi una delle\u202f\u202fprime sagre lucane ad utilizzare posate, piatti e bicchieri compostabili. Le serate sono allietate da giochi, colori e musica e onda latina. Non mancano varie attrazioni: mungitura, lavorazione della pasta filata, trebbiatura con macchina d\u2019epoca, giostre e gonfiabili per bambini.&nbsp;<br>A dare il via alla festa patronale, il 29 giugno, si festeggia San Pietro e Paolo. Il patrono di Pescopagano \u00e8\u202fSan Francesco da Paola<strong>, <\/strong>il 30 giugno: dopo la celebrazione della messa, la processione accompagna l\u2019Angelo sul piazzino della madonnina dove ci sar\u00e0 il volo dell\u2019angelo e reciter\u00e0 la preghiera dedicata a San Francesco. A seguire il 1\u00b0 luglio c\u2019\u00e8 il Sacro Cuore di Ges\u00f9 e il 2 luglio la Madonna delle Grazie dopo la messa l\u2019angelo fa l\u2019ultimo saluto alla Madonna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pescopagano \u00e8 un comune italiano di 1 689 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata. 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